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SEDUTA SCIENTIFICA: Le valvulopatie dell’anziano: (...)

Data:
Ven 22 Giu 2018
Orari:
21:00
Luogo:
Aula Magna - Accademia di Medicina
Indirizzo:
Via Po, 18 - Torino
Sito web:
http://www.accademiadimedicina.unito.it

Informazioni aggiuntive

locandinaLe valvulopatie dell'anziano: un problema o un'opportunità?

pdf Locandina (pdf - 84 KB)

pdf Manifesto (pdf - 65 KB)

 

Seduta scientifica aperta al pubblico


Introduce:

    Patrizia PRESBITERO - Humanitas Research Hospital

Relatori:

  • Sonia PETRONIO - Cardiologia Interventistica - Azienda Ospedaliero-Universitaria, Pisa
  • Antonio COLOMBO - Cardiologia Interventistica - Ospedale San Raffaele, Milano

La storia della sostituzione valvolare aortica percutanea (TAVI) inizia 15 anni fa quando fu impiantata dal Prof. Cribier la prima valvola per uso compassionevole e poi 10 anni fa questa tecnica è entrata nella pratica clinica. La procedura nasce, come tutti gli avanzamenti in medicina, da un problema medico non risolto conseguente al progressivo invecchiamento della popolazione che comporta patologie degenerative prima rare.

La frequenza della stenosi valvolare aortica causata dal progressivo ispessimento, irrigidimento e calcificazioni dei lembi valvolari, nel gruppo di età tra gli 85 e gli 86 anni è intorno al 3%. E' noto che dall'inizio dei sintomi (dispnea, angina e sincope) la prognosi è di 2-3 anni. E' altresì noto che la sostituzione valvolare chirurgica è gravata da una mortalità operatoria tra 5 e 15% non solo per la fragilità intrinseca all'invecchiamento, ma per la frequente presenza nell'anziano di comorbidità come una funzione ventricolare sinistra depressa o una aorta ascendente estesamente calcifica (aorta a porcellana).

Questa è la ragione per la quale nelle vecchie serie a circa il 30% dei pazienti veniva negato l'intervento.

I primi trial randomizzati (2012-2013) in pazienti ad alto rischio, di terapia medica, terapia chirurgica e terapia percutanea hanno dimostrato una netta superiorità della TAVI rispetto al trattamento medico e una equivalenza o superiorità rispetto alla terapia chirurgica ed hanno aperto quindi la strada per trattare pazienti a rischio intermedio. Ed è quello che è stato fatto in due trials randomizzati TAVI versus Cardiochirurgia e in molti registri che hanno mostrato una sostanziale equivalenza nella mortalità procedurale tra 1,5 e 7% e nell'incidenza di stroke periprocedurale (2-3%) con ambedue le tecniche.

Le complicanze più frequenti con la TAVI rimangono l'insufficienza aortica residua post-intervento (2-10%) e la necessità di impianto di Pace-Maker (5-15%), ambedue queste complicanze ridottesi di molto con le protesi di ultima generazione.

Oggi abbiamo anche i risultati a lunga distanza (5-7 anni) dei pazienti trattati con TAVI negli studi (quasi 9000 casi) che riportano una sostanziale equivalenza rispetto alla chirurgia in termini di mortalità cardiovascolare, stroke o necessità di nuove ospedalizzazioni con buoni risultati strutturali sulla valvola senza segni di deterioramento strutturale (deterioramento sostanzialmente sovrapponibile a quello delle valvole biologiche chirurgiche).

Siamo pronti quindi per l'estensione di questa tecnica nei pazienti a basso rischio?

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