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IL DIPARTIMENTO DI TRAUMATOLOGIA E RIABILITAZIONE - Prof. MASSAZZA

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Professor Massazza, lei ha conseguito due specializzazioni: come preferisce essere definito?

Professor Giuseppe MASSAZZA

Come Ortopedico, in primis, e poi come Fisiatra. L'Ortopedia-Traumatologia è stata infatti il mio primo amore; quello con cui ho iniziato la mia carriera all'interno del CTO, dove avevo frequentato la scuola di specializzazione nell'ambito della clinica Ortopedica di Torino. Avevo poi deciso di specializzarmi anche in Medicina Fisica e Riabilitazione perché già allora ero consapevole che si sarebbe trattato di un completamento delle mie conoscenze, anche se non mi era ancora chiaro quali fossero i confini e le possibili sinergie fra le due specializzazioni.

Quale considera il periodo più significativo della sua carriera?

Sicuramente quello dei Giochi invernali di Torino del 2006, che andò dalla fase di preparazione fino alle Olimpiadi invernali vere e proprie, e loro seguito: dal 1999 al 2007. Furono anni, quelli, in cui, pur mantenendo la mia attività clinica assistenziale, mi dedicai anche ad impegni di carattere gestionale e organizzativo nuovi per me, nella veste di Chief Medical Officer, responsabile medico di tutto il settore Olimpico e Paralimpico dei Giochi.

Ebbi così modo di coltivare la componente di tipo manageriale della mia professione che nel 2015 mi permise di essere nominato Presidente della Società Italiana dei Medici Manager (SIMM). Poi arrivò la grande opportunità di sposare la parte riabilitativa assumendo l'incarico di Direttore della Struttura Complessa di Medicina Fisica Riabilitativa ospedaliera che, grazie all'Università, è oggi diventata una "Clinica Riabilitativa" ( MFRU).

La doppia specializzazione mi ha concesso inoltre delle opportunità straordinarie nell'ambito della direzione del Dipartimento, al quale, in questo periodo di grande cambiamento, sono necessarie non solo conoscenze clinico assistenziali ma anche competenze di tipo manageriale e gestionale.

Quale imprinting intende conferire a questo Dipartimento?

Mi sono chiesto più volte quale fosse il significato profondo di questo mio ruolo. E mi sono anche chiesto che cosa potessi lasciare a questa Azienda che nella sua doppia vocazione, ospedaliera e universitaria, mi ha dato moltissimo; un'Azienda che rappresenta il meglio di quanto si possa trovare in ambito italiano e forse europeo.

Sono profondamente convinto che ognuno di noi abbia dei talenti, e forse anche delle missioni da compiere. Ritengo che il mio ruolo di Direttore di Dipartimento, e quindi come mano operativa della Direzione Generale, - o meglio, delle Direzioni Generali- sia quello di esaltare e razionalizzare i talenti presenti nella nostra Azienda.

Da quattro Ospedali a se stanti si è giunti all'unificazione "Città della Salute e della Scienza di Torino" una sfida incredibile, da quattro anime ad un'unica visione: quella di trovare mezzi, risorse, strategie, e non ultimo sinergie con le altre specialità, per conseguire una sanità d'eccellenza proiettandola verso il futuro, e traghettarla verso il Parco della Salute. La sfida consiste dunque nel creare modelli clinico-assistenziali e didattici che, utili ai pazienti di oggi, non divengano obsoleti nel giro di una decina d'anni, ma possano essere efficaci almeno per altri trenta: gli investimenti devono essere infatti mirati e sostenibili nella prospettiva del Parco della Salute.

Una proiezione importante anche per le professioni sanitarie...

Sì, si tratta di una grande scommessa, anche e soprattutto sotto il profilo dell'etica professionale, poiché il progetto è destinato alle future generazioni. Stiamo investendo, in campo universitario, sui nuovi specialisti in Ortopedia, Medicina Fisica e Riabilitazione, e sulle nuove leve che integreranno il personale medico e sanitario chiamato a curarci in futuro.

Come avete affrontato questa sfida?

Trasmettendo passione e visione sulle solide basi dell'Atto Aziendale.

L'esempio della gestione di "Grandi eventi" come le Olimpiadi di Torino sono sempre un buon punto di partenza per affrontare le mille difficoltà della nostra Sanità.

Alle generazioni future trasmetto il concetto di legacy, ovvero lavorare oggi per costruire il domani.

Quando sono stato incaricato della direzione del Dipartimento di Ortopedia, Traumatologia e Riabilitazione ho ereditato 7 Strutture Complesse, di cui tre generali, con assenza di turnover da circa dieci anni.

Oggi, oltre alla Clinica Ortopedica e Traumatologica più importante d'Italia, tutte le altre Strutture sono ad altissima specializzazione, tutte supportate dal servizio di riabilitazione e tutte proiettate verso il futuro Parco della Salute.

Dal Piano Strategico al Piano Operativo, in sintonia con la dirigenza aziendale, ho sempre fatto i conti con le risorse disponibili ma mi sono sempre proiettato verso un futuro tangibile che possa essere di stimolo e di crescita per le generazioni future ed utile per i nostri Pazienti.

Si tratta di impegnare tutte le conoscenze che abbiamo acquisito in passato per gettare un ponte fra il presente ed il futuro.

Qual è il presente del Dipartimento Ortopedia ?

All'interno di questo Dipartimento abbiamo perseguito una rimodulazione di tutte le Strutture Complesse ed a tutt'oggi abbiamo la più grande Clinica universitaria di Ortopedia e Traumatologia a livello nazionale e straordinarie eccellenze nell'ambito dell'Azienda, fra le quali spiccano il Centro Grandi Ustionati e l'Unità Unipolare (USU), che accoglie pazienti cerebrolesi e medullolesi e nella quale, grazie all'Università, è stata introdotta l'alta tecnologia, fino all'innovazione robotica, per dare impulso all'altissima complessità riabilitativa di questi pazienti.

State insomma 'testando' i modelli di integrazione da esportare nel Parco della Salute...

Proprio così. La sfida odierna del Dipartimento di Ortopedia e Traumatologia e Riabilitazione è quella di trovare sinergie e ponti con gli altri Dipartimenti aziendali, di cui sono esempi le collaborazioni in atto con il Dipartimento Pediatrico e con le Neuroscienze.

Si pensi, per esempio, a un intervento eseguito da due èquipes chirurgiche (Dott. Battiston, S.C. Chirurgia della Mano e Prof. Garbossa, S.C. Neurochirurgia) che hanno operato bilateralmente e contemporaneamente un paziente tetraplegico in modo da ottimizzare la residua attività delle mani: un progetto supportato ed integrato dalla Struttura Riabilitativa dell'Unità Spinale Unipolare in sinergia con la Medicina Fisica Riabilitativa Universitaria.

Tutto armonicamente in sintonia per il bene del Paziente.

E gli ambulatori?

Anche gli ambulatori si sono adeguati a questa nuova visione super specialistica del Dipartimento.

Quelli di Ortopedia non sono più generici ma ad alta specializzazione rispecchiando così la mission aziendale.

Oggi stiamo completando la piattaforma unica ambulatoriale al CTO, che vedrà integrata la parte Ortopedica Traumatologica con la parte Riabilitativa, così da semplificare ed ottimizzare la presa in carico dei Pazienti complessi.

Un progetto che le sta particolarmente a cuore?

Una delle sfide più interessanti in ambito sanitario è rappresentata dall'integrazione della parte sanitaria con quella non sanitaria. Parliamo, per esempio, della ginnastica medica, un'attività motoria prescritta dal medico competente per migliorare lo stile di vita del paziente. Facile da dire ma non da fare: affinché questo tipo di attività possa realmente diffondersi, e non restare un'enunciazione teorica, occorre maturare una cultura motoria. La nostra Azienda si sta già impegnando moltissimo in questo settore, incentivando l' attività podistica e ciclistica, ma questo non è sufficiente: l'attività motoria deve entrare nel processo di cura. Dal momento che le tecnologie ce lo permettono, abbiamo così immaginato di trasformare le liste d'attesa in 'liste di preparazione attiva'.

Attualmente il paziente che necessita di intervento ortopedico viene inserito in lista d'attesa. Dopo alcuni mesi o magari un anno, quando la sua situazione generale si è fatta anche più critica, verrà operato con tecnologie avanzatissime e, dopo una breve fase di ricovero per riprendersi dallo stress chirurgico, verrà rimandato a casa, dove cercherà di recuperare il più possibile la propria funzionalità motoria. La nostra scommessa è quella di utilizzare i mesi, o l'anno di attesa in una 'lista di preparazione'. Il paziente con sindrome da dolore cronico, spesso iperteso e sovrappeso, entrerà in un meccanismo diverso, nel quale accetterà di ottimizzare il regime alimentare, di utilizzare i farmaci necessari per poter svolgere attività motoria, si impegnerà a muoversi di più, a rinunciare al fumo e a ridurre gli alcoolici; insomma, a cambiare stile di vita. In questo modo influirà positivamente sui suoi eventuali problemi di metabolismo, di diabete, di ipertensione, e arriverà all'intervento in una situazione fisica ottimale.

Lo stesso intervento avrà maggiore probabilità di successo; il paziente sarà dimesso più rapidamente e mandato a domicilio per proseguire quello che sarà diventato un vero e proprio stile di vita.

Questo è un progetto sul quale ci stiamo impegnando molto, ed è facilitato dal nostro ricorso alle nuove tecnologie ed alla robotica sia in ambito chirurgico, per standardizzare la qualità degli interventi, sia nel periodo post-chirurgico, per valutare sia la quantità, sia la qualità della riabilitazione. Un piccolo inizio di futuro sul quale stiamo lavorando utilizzando i nuovi Devices.

Come è cambiato, nel tempo, l'approccio al dolore del paziente?

E' un tema verso il quale abbiamo dimostrato la massima sensibilità. Nel momento in cui presi servizio qui, attivai un progetto di gestione del dolore in riabilitazione. Non è possibile fare riabilitazione se il paziente ha dolore, e quindi dobbiamo far sì che i medici in questa fase ricorrano ai farmaci, alle tecniche, agli interventi più appropriati per permettere il miglior percorso riabilitativo 'personalizzato'.

Anche in questo settore stiamo imparando dai migliori professionisti che lavorano in Azienda.

Nasce così l'ambulatorio multidisciplinare (Terapia del dolore diretta dalla dottoressa De Luca e Chirurgia Vertebrale diretta dal dott. Aleotti). Un ambulatorio di second opinion in riabilitazione al CTO per i casi "impossibili"!

Accennava alle soddisfazioni derivanti dalla sua attività didattica. A quali si sta dedicando, attualmente?

Come universitario afferisco al Dipartimento di eccellenza di Scienze Chirurgiche- intendendosi la parola 'eccellenza' non come aggettivo, ma come obiettivo-.

Stiamo lavorando moltissimo per avere una didattica aggiornata e al passo con il nuovo millennio, non solo per i corsi di Laurea e di Specializzazione ma anche per corsi post Laurea professionalizzanti come il Master di secondo livello di Ecografia diagnostica ed interventistica muscolo-scheletrica.

Nasce da qui la Medicina Riabilitativa Interventistica, fiore all'occhiello della MFRU e della didattica della Scuola di specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitazione.

Oggi l'introduzione di nuove tecnologie robotiche ci impone di rivedere le modalità didattiche, lavorando fianco a fianco con l'Ateneo per progetti come l'Aula Fluida, che attraverso il 5G supererà il concetto di didattica frontale.

Innovazione, efficacia e sostenibilità sono i nostri punti di partenza per costruire anche il Syllabus delle nostre lezioni.

L'Università, e di conseguenza la Didattica, si farà promotrice di nuovi modelli clinici assistenziali e, con la sua rete formativa, porrà le basi per sperimentare un nuovo approccio pro attivo al SSR.

Il Progetto Riabilitativo Individuale , ad esempio , diviene non solo uno strumento di comunicazione tra strutture ma anche uno strumento di condivisione di buone pratiche.

Il progetto riabilitativo di percorso ci permetterà, attraverso la rete universitaria oggi e la rete regionale domani, di lavorare in sinergia con le eccellenze del nostro sistema regionale.

Marina Rota

pdf Intervista Prof. Massazza (pdf - 55 KB)

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 20 Novembre 2020 11:15 )
 
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