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DIAGNOSTICA PER IMMAGINI E RADIOLOGIA INTERVENTISTICA. DALLE OMBRE AL TRIDIMENSIONALE - Prof. FONIO

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Era l'8 novembre 1895 quando, nella piccola cittadina bavarese di Würzburg, il fisico Wilhelm Conrad Röngten scoprì la radiazione elettromagnetica nell'intervallo di frequenza, nota al mondo come Raggi X. La 'cavia' radiografiadell'inventore fu la moglie Anna, che sottopose la mano ai raggi per 15 minuti (nella prima storica radiografia si nota l'anello nuziale al suo anulare) e poi, spaventata alla vista delle sue ossa mentre era ancora in vita, non volle più mettere piede nel laboratorio. A Röngten, che rifiutò di brevettare la sua scoperta per motivi morali – come fece Pierre Curie – e non volle nemmeno che le nuove radiazioni prendessero il suo nome (anche se poi questo avvenne indipendentemente dalla sua volontà), fu assegnato il premio Nobel per la fisica nel 1901, in riconoscimento dello straordinario servizio reso al progresso della scienza. Il premio in denaro venne devoluto da Röngten alla sua Università, per finanziare nuove ricerche.
Nel corso del tempo, passi giganteschi ha compiuto la Radiologia, che rappresenta attualmente un pianeta estremamente complesso e variegato, composto da ecografie, eco-doppler, risonanze magnetiche e TAC che si affiancano alla metodologia originale per permettere allo specialista di visualizzare senza segreti ogni aspetto della nostra 'intimità' anatomica.
Ne parliamo con il professor Paolo Fonio, Direttore del Dipartimento di Diagnostica per immagini e Radiologia interventistica della nostra Azienda.

Come si potrebbe definire questo Dipartimento, professor Fonio?

Professor Paolo FonioCome un mondo estremamente complesso e articolato, che comprende la Radiologia Universitaria, da me diretta; la Radiologia 2 (dott. Giorgio Limerutti), nata dalla fusione della Radiologia centrale con quella di Pronto Soccorso, la Radiologia 3 (dott. Dorico Righi), che ha sede fisica in corso Dogliotti, e quindi, all'esterno delle Molinette, le Radiologie del Sant'Anna (dott. Vincenzo Marra), del CTO (dott.ssa Alda Borrè) e del Regina Margherita (dott. Gianpaolo Di Rosa). All'interno del Dipartimento troviamo anche differenti unità operative: la Radioterapia Universitaria (prof. Umberto Ricardi); la Neuroradiologia interventistica, Struttura Semplice a valenza dipartimentale, centro super specializzato diretto dal professor Mauro Bergui; la Radiologia interventistica vascolare (dott. Denis Rossato), che fa capo alla Radiologia 3 e la Radiologia interventistica extravascolare che afferisce invece alla Radiologia 1. Operano inoltre nel suo ambito alcuni altri settori sempre riferiti alla Radiologia interventistica, come quella muscolo-scheletrica (dott. Domenico Martorano) che ha sede al CTO. Infine, grazie alla Struttura Semplice a valenza dipartimentale di Senologia di Screening (dott. Alfonso Frigerio), con sede al San Giovanni Antica Sede, ci occupiamo di screening mammografico. Nel nostro Dipartimento opera anche la S.C. di Medicina Nucleare, branca a se stante nell'ambito della diagnostica per immagini, dove si eseguono scintigrafie, basate sulla somministrazione per via endovenosa di radio farmaci, per valutare l'effetto della malattia sul funzionamento degli organi, e la PET, tomografia a emissione di positroni, tecnica diagnostica utilizzata per la produzione di bioimmagini; mentre in tutte le altre strutture prima nominate si eseguono prestazioni con tecniche convenzionali: radiografie, ecografie, TAC e risonanze magnetiche.

Si è sempre considerata la Radiologia una specialità eminentemente diagnostica; definizione che sembra ormai essere contraddetta dal ricorso sempre più frequente alla radiologia interventistica...

Si tratta di una branca della radiologia per immagini in continua e travolgente evoluzione, supportata dalla disponibilità di materiali sempre più sofisticati, che si è affiancata alle tecniche di chirurgia tradizionale e, soprattutto negli ultimi anni, le ha parzialmente sostituite. La finalità che si pone non è appunto quella di effettuare diagnosi, ma di offrire quelle terapie, sempre più numerose, definite miniinvasive, che permettono di raggiungere un obiettivo terapeutico con il minor traumatismo per il paziente, e che trovano un minimo comun denominatore nel fatto di essere tutte guidate e controllate da metodiche radiologiche - la TAC, la risonanza magnetica, l'ecografia...-. Rivestono un'importanza capitale: basti pensare alla neuroradiologia interventistica - alla quale si ricorre per la diagnosi e il trattamento di patologie della testa, del collo e del rachide - che si è rivelata di decisiva importanza nella prevenzione dell'ictus ischemico.

Potrei definire queste metodiche "la specialità della casa", perché sia il professor Gandini, sia io stesso, siamo per formazione radiologi interventisti.

La Radiologia è forse la branca medica in cui la tecnologia ha avuto il più forte impatto, dal momento che fino agli anni Settanta esisteva soltanto la radiografia. Come si è evoluta, da allora, questa specialità?

Un impatto tecnologico straordinario. Lei pensi che il mio percorso professionale è iniziato proprio contemporaneamente all'introduzione delle nuove tecnologie radiologiche. Molti miei colleghi, tuttora in servizio, hanno iniziato la loro attività confrontandosi esclusivamente con la radiologia tradizionale: un mondo diagnostico in cui esistevano solo le radiografie, le quali non potevano che rappresentare gli organi del corpo umano, tridimensionali, in forma bidimensionale. Esisteva solo questa metodologia, con tutta la difficoltà interpretativa che questa comportava. Fra gli anni Settanta e Ottanta il computer ha rivoluzionato questo mondo, determinando il passaggio dalla realtà analogica a quella digitale, con l'avvento della TAC, dell'ecografia, della risonanza magnetica: tutte le metodiche con cui adesso ci confrontiamo con la massima dimestichezza. Questo ha operato una rivoluzione non soltanto nel mondo della diagnostica per immagini, ma in quello della medicina nel suo complesso: non è infatti un caso che sia l'inventore della TAC, l'ingegnere britannico sir Godrey Hounsfield sia a quelli della risonanza magnetica, il fisico inglese Peter Mansfield e il chimico americano Paul Lauterbur, siano stati assegnati a distanza di anni i premi Nobel per la Medicina.

Le nuove tecniche diagnostiche ci hanno permesso di superare i limiti di una radiologia tradizionale fatta di ombre, consentendoci di vedere direttamente le strutture tridimensionali del cervello, dei parenchimi, dei vasi, segnando così il processo di trasformazione della medicina in scienza basata sempre di più sui fatti e sempre meno sull'istinto e sulla percezione dei clinici.

Nella mia formazione professionale, la svolta più significativa è stata rappresentata dalla TAC, mentre, per i colleghi più giovani di me, questa è stata costituita dalla risonanza magnetica, che ha modificato ancora una volta l'approccio a tante patologie, inizialmente soprattutto nel settore neurologico, ma poi anche in tutti gli altri campi della diagnostica, come nelle patologie tumorali, dove viene utilizzata anche per valutare la reazione alle terapie.

Si è modificata anche la vostra professione, in parallelo con il progresso tecnologico?

Sì, negli ultimi decenni la figura del radiologo è cambiata sostanzialmente, in quanto la radiologia interventistica, come anche l'ecografia, ha concorso a riavvicinare il medico al paziente, facendo sì che oggi, più ancora di ieri, sia indispensabile che il radiologo abbia un'adeguata preparazione clinica generale.

Vuol parlarci della Radiologia domiciliare, un altro fiore all'occhiello della Città della Salute?

L'ospedale Molinette è il capofila di un progetto pilota a livello nazionale di radiologia domiciliare, del quale mi occupo con il dottor Marco Grosso. Grazie a questo servizio non è il paziente che viene a fare la radiografia, ma è l'apparecchiatura che va dal paziente. Ovviamente questo non avviene dietro iniziativa personale, ma si applica a tutte le situazioni in cui si presentino insormontabili difficoltà provocate dalla patologia del paziente o da altri gravi motivi. Proprio in questi giorni la Regione Piemonte ci ha chiesto di presentare le specifiche del suo campo di applicazione; occorre quindi che venga definito attentamente il perimetro entro il quale le richieste possono essere presentate.

La radiologia domiciliare potrebbe risultare di particolare importanza in questo periodo emergenziale, perché, nel caso in cui disponessimo di sufficienti risorse umane e tecnologiche, si potrebbe pensare di effettuare le radiografie toraciche nelle RSA senza spostare i pazienti fuori dalle strutture. Ci stiamo impegnando per realizzare questo progetto nelle prossime settimane.

Come ha inciso la pandemia sulla vostra specialità?

Nella prima fase pandemica ha avuto un impatto enorme, e temo che lo avrà ancora nelle prossime settimane. Con questo, pur tenendo conto della circolare regionale che invita a non effettuare esami non indispensabili, stiamo ragionando su chiusure meno serrate rispetto alla prima ondata pandemica perché non possiamo pensare di rifiutare gli esami diagnostici a pazienti non Covid, come gli oncologici o i cardiopatici: nei limiti del possibile, noi garantiremo questi esami anche ai pazienti affetti da gravi patologie, ovviamente nel rigoroso rispetto delle norme dirette alla prevenzione del contagio.

Risentirà di limitazioni anche lo screening mammografico?

Mi sento di anticipare che nella nuova chiusura di queste settimane non toccheremo lo screening mammografico, che in Piemonte è organizzato benissimo ed è troppo importante per la prevenzione dei tumori alla mammella. Si tratta di un esame che ha cambiato la storia di queste patologie: grazie allo screening, che ci permette di diagnosticare la malattia in fase in fase preclinica, le donne guariscono orami in una percentuale superiore al 95%.

Non possiamo permetterci di sospenderlo.

È vero che la struttura ossea di chi pratica sport è più robusta di quella delle persone sedentarie?

È vero. Siamo abituati a pensare all'osso come a una struttura immodificabile e inerme, ma l'osso, come tutti tessuti, è vivo e subisce un continuo processo di rimodellamento, con l'eliminazione di elementi vecchi e la creazione di altri nuovi. Chi pratica attività fisica ha un'ossatura più resistente. Se si esegue una radiografia ad una gamba che è stata ingessata per qualche settimana, si noterà in questa una maggior debolezza ossea rispetto a quella dell'altra gamba che ha esercitato una pur minima attività. Per questo, consigliamo sempre alle pazienti in età post-menopausale un'attività fisica corretta, per favorire il metabolismo e l'accumulo di sali di calcio nelle ossa, scongiurando così il rischio dell'osteoporosi.

Consiglia qualche sport in particolare?

Camminare va benissimo, come ogni altra attività che rientri in questo tipo di movimento, come la marcia e il tennis.

Si sente spesso parlare di ricorso improprio agli esami radiologici. L'esagerazione è frutto della medicina difensiva?

Occorre premettere che molte delle metodiche da noi utilizzate potrebbero avere un effetto nocivo sull'organismo: basti pensare alle radiazioni ionizzanti della TAC. Non trascurabile è anche l'incidenza dei costi, rilevante soprattutto per la risonanza magnetica, che d'altro canto non presenta i rischi potenzialmente dannosi delle radiazioni ionizzanti. È vero che esiste un ricorso troppo elevato alla diagnostica per immagini, la cui causa è sicuramente quella a cui lei accenna, la medicina difensiva. È anche comprensibile che i colleghi, soprattutto quelli 'in trincea', prescrivano questi esami al paziente per escludere ogni dubbio diagnostico, ma è innegabile che questa mole di richieste sovraccarichi i nostri macchinari, impattando negativamente sui costi e sui tempi d'attesa.

Concludiamo con uno sguardo al futuro?

Algoritmi basati sull'intelligenza artificialeSiamo vicini alla seconda grande rivoluzione della nostra disciplina, dopo la prima esplosa fra gli anni Settanta e Ottanta. Sarà rappresentata dall'intelligenza artificiale - la disciplina dell'informatica che si occupa della programmazione e della progettazione di sistemi hardware e software, dotando le macchine di determinate caratteristiche considerate di pertinenza umana - che sta avanzando in modo sempre più significativo nel campo della diagnostica per immagini. Le nostre metodiche producono una mole enorme di dati nelle memorie, e l'intelligenza artificiale si nutre di dati. La grande sfida per noi sarà rappresentata dal modo in cui saremo in grado di gestirla correttamente, quando il suo impatto si farà pesante; e stiamo quindi pensando di istituire dei corsi di formazione specifica per non farci trovare impreparati.

Professor Fonio, che cosa le procura la maggiore soddisfazione nel suo lavoro?

È difficile rispondere a questa domanda perché amo moltissimo, da sempre, il mio lavoro.

Mi appassiona la parte assistenziale - refertare, o eseguire procedure interventistiche -; mi piace la parte organizzativa che rientra nel mio ruolo di Direttore di Struttura e di Dipartimento..., ma l'attività che prediligo è certamente quella dell'insegnamento universitario: insegnare alle nuove generazioni di radiologi, cercando di trasmettere loro l'entusiasmo per la professione, è sicuramente ciò che mi rende più felice.

Marina Rota

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 21 Aprile 2021 13:04 )
 
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