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ACHILLE MARIO DOGLIOTTI

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Nel paese della memoria il tempo è sempre ora (Stephen King)

ACHILLE MARIO DOGLIOTTI

A chi non è mai capitato di chiedersi, sulla poltrona del dentista o su un lettino chirurgico, se e come si praticava l'anestesia nei tempi andati? E' da ricordare, in primo luogo, che l'anestesia nacque soltanto il 30 settembre 1846, grazie al medico dentista statunitense William Thomas Green Morton, che in quella data, per la prima volta, utilizzò con successo l'etere per un'estrazione dentaria sul paziente Eben Friost, insegnante di musica. Sul Boston Dialy Journal comparve il 1° ottobre la notizia: "Ci si comunica che ieri sera fu strappato un dente a persona che non ne risentì alcun dolore. L'inalazione di una certa sostanza la fece cadere in un assopimento che durò tre quarti di minuto, il tempo sufficiente per estrarre un dente". Il medico e poeta Oliver W. Holmes, inviando una lettera di felicitazioni a Morton, gli propose il termine di 'anestesia' rifacendosi al greco antico. La scoperta rivoluzionaria fu ufficializzata sul Medical and Surgical Journal di Boston il 18 novembre 1848. E prima del 1846? L'anestesia, se così si può definire, era costituita dalla somministrazione al paziente di alcool, dall'applicazione in loco di ghiaccio, o dalla compressione dei fasci nervosi, finché non interveniva una pietosa perdita di conoscenza per il dolore. Altrettanto rudimentali (flagellazione, appensione per i piedi) erano le metodiche praticate per la rianimazione, che nacque come disciplina medica soltanto nel 1952 a Copenhagen, in occasione di un'epidemia di poliomielite che colpi più di 2700 pazienti nel giro di sei mesi.

Fu appunto un danese, il professor Bjôrn Ibsen, a scoprire che i malati di poliomielite potevano sopravvivere grazie alla ventilazione a pressione positiva, e ad avere l'idea di arruolare duecento studenti di medicina affinché la mantenessero costante per giorni interi, continuando a pompare aria nei polmoni dei pazienti. In questo modo, la mortalità si ridusse dal 90 al 25%.

Proprio in Svezia venne prodotto il primo macchinario per la respirazione artificiale: un enorme cassone, all'interno del quale il cilindro di un camion esercitava una forte pressione sulla cassa toracica del malato. I rischi dell'eccessiva pressione, con macchinari via via più sofisticati, furono e sono tuttora oggetto di ricerca scientifica; negli ultimi anni, come ricordato nell'intervista, anche col rilevante contributo del professor Ranieri.

Ritornando all'anestesia e agli analgesici, nel 1850 il torinese Lorenzo Bruno, titolare della Clinica Chirurgica, fu precursore dell'anestesia 'mista': fra i primi in Italia, utilizzava l'etere e il cloroformio calibrandoli con la preventiva somministrazione di morfina, al fine di attutire il trauma psichico al paziente e ridurre dosi massicce quanto pericolose di sostanze ipnotiche.

Ma, per una svolta decisiva nel campo dell'anestesia occorre arrivare al 1934, anno in cui il Professor Achille Mario Dogliotti deliberò a Roma, nella biblioteca della Clinica Chirurgica Umberto I, la costituzione della Società Italiana di Anestesia e Analgesia (SIA), diventandone il primo segretario. All'epoca, nelle sale operatorie italiane, si occupava dell'anestesia il più giovane dei chirurghi -a volte ancora uno studente-; e talora era lo stesso chirurgo a indurre l'anestesia per affidarne poi il monitoraggio a un altro medico o a una suora.

Il professor Dogliotti, originario di Alba, aveva già iniziato, come migliore del suo corso all'Università di Torino (che raggiungeva in treno, lui, che sarebbe stato destinato a viaggiare solo in aereo) quel percorso umano e professionale luminoso che lo avrebbe condotto ad eccellere in ogni settore della Medicina di cui si fosse interessato.

"Pur essendo cresciuto in un ambiente chirurgico, con educazione chirurgica" – come scriveva lui stesso - aveva sviluppato, come il suo maestro Ottorino Uffreduzzi, un vivo interesse per lo studio e la ricerca nel campo dell'anestesia e della terapia antalgica (in particolare nel campo delle nevralgie del trigemino, per il quale portò a termine con felice esito migliaia di casi con una tecnica semplice quanto innovativa) e aveva largamente sperimentato l'anestesia epidurale e altre tecniche del blocco nervoso nei paesi di lingua inglese. Il Dogliotti era profondamente consapevole dell'interconnessione fra Chirurgia e Anestesia, e ben sapeva che mai in Italia si sarebbero potuti eseguire interventi di alto livello come negli Stati Uniti senza un adeguato sviluppo delle tecniche anestesiologiche.

dogliotti1Per tutto questo, riteneva necessario che l'Anestesia dovesse dar vita a una specialità indipendente non riducendosi a restare una 'filia chirurgiae,'- come d'altronde erano considerate tante altre specialità che ruotavano negli ospedali intorno al nucleo chirurgico- : "Ecco per il chirurgo la necessità, secondo noi il dovere, di avere un collaboratore che possegga esperienze e conoscenze sicure e complete in ogni campo dell'anestesia per potergli affidare quella parte dell'intervento che coinvolga la sua responsabilità e che il chirurgo stesso non poteva seguire e dosare personalmente essendo totalmente impegnato nell'atto operatorio", dichiarava il giovane professore, ufficializzando con la costituzione della SIA il ruolo autonomo dell'Anestesista: un riconoscimento rivoluzionario, nella storia delle medicina italiana.

L'anno dopo Achille Mario Dogliotti pubblicò il primo libro italiano di Anestesia, il famoso Trattato di anestesiologia, pubblicato dalla UTET; un volume innovativo, che con lucidità, chiarezza, e con una piacevolezza di lettura tale da renderlo accessibile anche ai non addetti, il Dogliotti esaminava e ampliava tutte le conoscenze dell'epoca nell'ambito dell' anestesia inalatoria e locale e della terapia del dolore.

Nella prefazione il maestro del Dogliotti, il professor Ottorino Uffreduzzi, rivolgeva un elogio a "quel valoroso giovane" che aveva dedicato tanta parte della sua attività allo studio dell'anestesia, garantendone la diffusione all'estero, dove difficilmente si sarebbe potuta trovare "un'opera così completa chiara ed equilibrata". Il trattato, infatti, non solo venne pubblicato in lingua inglese nel 1939, ma fu perfino adottato come testo negli Stati Uniti. Pilastro fondamentale della specialità, contiene concetti ancora validi di farmacocinetica dell'anestesia inalatoria e riporta, fra l'altro, un grafico della distribuzione tessutale degli inalatori di impressionante somiglianza coi grafici delle moderne tecniche di anestesia computerizzate.

Fu sempre grazie all'iniziativa del Dogliotti, che desiderava una volta per tutte risolvere il problema della preparazione degli anestesisti, fino ad allora autodidatti o costretti a seguire corsi all'estero, che venne inaugurata nel 1948 la prima Scuola italiana di Specializzazione in Anestesia presso l'università di Torino. Lo stesso Dogliotti ne fu il primo direttore, mentre segretario fu nominato il suo allievo più brillante, Enrico Ciocatto, destinato a seguire le sue orme Il professor Ciocatto, perfezionate le sue conoscenze alla Columbia University di New York, coprì la prima cattedra italiana di Anestesiologia del corso di Laurea in Medicina e Chirurgia; inaugurò nel 1964, sulla scia dei primi modelli europei, il primo Centro di Rianimazione delle Molinette, in assoluto anticipo sul resto della penisola; e a sua volta pubblicò nel 1969, con la collaborazione dei suoi giovani allievi, il primo Trattato di Rianimazione italiano, dedicato alla memoria del suo maestro Dogliotti.

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La tradizione della terapia del dolore di Dogliotti e Ciocatto, grazie anche ai progressi delle tecniche radiologiche, non si è mai fermata; e molti, fra gli allievi della scuola torinese, diedero un contributo significativo agli sviluppi dell'Anestesia: Roberto Pattono, che si dedicò ai problemi anestesiologici in circolazione extracorporea e ipotermia per gli interventi eseguiti presso il centro di cardiochirurgia A Blalock, fondato dallo stesso Dogliotti nel 1952 e diretto da Angelo Actis Dato; Stefano Brena, Ugo Delfino, Marco Augusto Trompeo; non ultime, Rosa Urciuoli, prima incaricata di insegnamento di Neuroanestesia alla Scuola di specializzazione in Neurochirurgia fondata dal Dogliotti e Elsa Margaria, che realizzò e diresse, con mandato di Ciocatto, il servizio di Anestesia e Rianimazione degli istituti universitari di Ginecologia e Ostetricia.

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Torino può quindi considerarsi la culla dell'Anestesia e Rianimazione; e il ricordo di Achille Mario Dogliotti, -ancorché non adeguato al suo valore, si è perpetuato nel tempo: la città di Torino lo volle nel famedio accanto alle spoglie dei grandi del Risorgimento; e nel 1990, nel venticinquesimo anno della sua scomparsa, gli dedicò il grande corso sul quale sorge la clinica Chirurgica dell'Università di Torino da lui creata e portata a livelli internazionali; a lui è intitolata l'Aula Magna delle Molinette, sede di prestigiosi conferenze e convegni.

Le ricerche in materia sono naturalmente tuttora in fieri. Ma certo è che, seduti sulla poltrona del dentista, o sdraiati sul lettino chirurgico, abbandonando le velleità nostalgiche ispirate ai "bei tempi andati" in cui il dolore del paziente era considerato un inevitabile corollario delle cure, dovremmo rivolgere un pensiero grato a chi, come il professor Dogliotti, dedicò tutta la sua vita a una ricerca scientifica appassionata, alimentata da un profondo senso di umanità e dal desiderio, da lui stesso dichiarato nel Trattato del 1934¸ di offrire un contributo alle "possibilità di alleviare le sofferenze altrui".

 

Marina ROTA

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 19 Novembre 2020 13:06 )
 
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