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Torino, giovedì 19 ottobre 2017, 1748 visitatori

 

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Storia CTO, Maria Adelaide

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presidio_ctoStoria del presidio CTO (Centro Traumatologico Ortopedico)

Il Centro Traumatologico Ortopedico (CTO) di Torino (via Zuretti 29) viene realizzato all'ingresso sud di Torino. Rivestita in laterizio a vista con grandi finestrature, la torre del CTO è uno dei principali landmark che la Torino del boom economico costruisce negli anni di maggiore sviluppo demografico, punto di riferimento in un paesaggio urbano caratterizzato dalla collina e dal fiume Po. Il progetto elaborato dall'Ufficio tecnico dell'Inail di Roma, coordinato dagli architetti Livio Brusa e Longo, distribuisce i previsti 200.000 metri cubi in una torre di 16 piani collocata su una piastra a tre livelli. Successive esigenze distributive hanno comportato l'aggiunta di un volume accessorio sul lato sud dell'edificio per ricavare un ascensore supplementare. Dal 2007 è entrata in funzione l'Unità Spinale Unipolare del complesso, realizzata su progetto degli studi di architettura romani Asset e Carrara, antistante il centro traumatologico.Segno urbano a scala territoriale, visibile dalla distanza ed emergente nello skyline della città, l'edificio si inserisce coerentemente all'interno dell'urbanizzazione meridionale prevista per il complesso di Italia '61, grazie al quale si definisce un'inedita destinazione a servizi e usi pubblici, tuttora vigente. Nella vista da corso Unità d'Italia, l'imponenza dell'edificio è esaltata sia dalla differenza di quota (circa sette metri) tra via Zuretti e il sedime del corso sottostante, sia dalla contrapposizione con la accentuata orizzontalità del limitrofo e coevo Museo dell'Automobile.

L'edificio – reso estremamente evidente dalla mole stessa più che dallo scarno linguaggio compositivo adottato – si orienta parallelamente al fiume e si inserisce nel catalogo di oggetti architettonici che esibiscono gli esiti locali di una ricercata "modernità", in cui la città è particolarmente impegnata alla metà Novecento e che trova esiti significativi soprattutto lungo l'ingresso da sud.

Il progetto architettonico

Su una piastra di tre piani destinata a laboratori, sale operatorie, spazi per la riabilitazione, cliniche universitarie e servizi, è innestata una lama verticale di diciannove piani che ospita i reparti di degenza. Le facciate che chiudono i lati lunghi della torre sono impaginate con grandi pannelli-serramenti a tutta altezza che tamponano la regolare maglia in calcestruzzo armato, e concluse in sommità da un abbozzo di coronamento svuotato; i lati corti sono invece risolti con sfaccettature debitrici nei confronti di simili soluzioni di Gio Ponti e Pier Luigi Nervi (il volume delle scale di sicurezza sul lato est è un'aggiunta recente).

 

presidio Maria AdelaideStoria del presidio Maria Adelaide 

(l'attività del presidio è cessata nel 2016)

L'ospedale Maria Adelaide trae origine dalla Scuola gratuita per ragazzi rachitici, detta anche Pio Istituto pei rachitici, fondata nel 1872 in corso Re Umberto 21 da parte di alcuni nobili piemontesi, tra i quali Ernesto Ricardi di Netro. I consensi nei confronti della scuola sono notevoli; Gaetano Pini, giunto a Torino nel 1873 per visitarla e studiarne l'ordinamento e l'organizzazione, fonda poco dopo a Milano l'Istituto per rachitici.

Nel 1881 le scuole diventano 3, rispettivamente nelle borgate Dora (via Giulio 15), Monviso (via Assietta 47) e Vanchiglia (via Parole 22).
In linea con tale espansione, nel 1885 viene costruito, su progetto degli ingegneri Angelo Tonso (che tre anni più tardi progetterà anche l'Ospedale infantile Regina Margherita) e Alfredo Albert, l'edificio che ospiterà l'Istituto per rachitici lungo la Dora. La nuova costruzione viene inaugurata il 10 giugno 1887 ed è composta di tre corpi, riuniti fra di loro da passaggi coperti e comunicanti in un ampio giardino interno. I tre corpi comprendono la palazzina delle infermiere (con la sala operatoria, ambulatori per le visite e le medicazioni e quattro camere di degenza con un totale di 28 posti letto) e l'edificio delle scuole con annesso un vasto salone per la ginnastica; infine, il padiglione della ricreazione. Nel loro insieme si tratta di ambienti non soltanto funzionali, ma anche curati esteticamente,  con opere di Placido Mossello e di Bassolino. Dal punto di vista clinico, l'istituto viene dotato di attrezzature all'avanguardia. Al 1895 data l'intitolazione alla regina Maria Adelaide, morta nel 1855.
A causa della sua posizione nelle vicinanze della Dora, l'edificio nel corso degli anni è più volte soggetto a inondazioni, a partire già dal 1890. Ai lavori di ristrutturazione si aggiungono, tra il 1903 e il 1914, alcune opere di ampliamento e sopraelevazione che ne modificano la planimetria originaria.
Nel 1939 l'ospedale diventa anche sede del Centro regionale per la cura della poliomielite e assume, nello stesso anno, la denominazione di "chirurgico ortopedico", con la conseguente inclusione nella categoria degli ospedali specializzati; negli anni Sessanta il Maria Adelaide è tra i primi in Italia a introdurre il servizio di rieducazione e riabilitazione.
Nel 1971 venne inaugurato il nuovo reparto di terapia intensiva.
Nel 1995 l'istituto ha una capacità di 204 posti letto ed è articolato in una divisione di ortopedia, traumatologia e pronto soccorso, una divisione ortopedica di rieducazione e riabilitazione funzionale, un servizio di anestesia con reparto di terapia intensiva, una sezione autonoma per la cura delle deformità del rachide, un servizio di radiologia  e un servizio di laboratorio per analisi cliniche.
La struttura, chiusa nel 2016, costituiva parte dell'AOU Città della Salute e della Scienza di Torino; disponeva di 46 posti letto, con 3-400 ricoveri l'anno e degenze fino a 70-80 giorni.

 

Il vecchio logo dell'azienda ospedaliera Cto - Maria Adelaide

logo_ctoIl logo dell'Azienda è costituito dall'immagine di un albero storto legato a un palo diritto.
La prima raffigurazione del caratteristico albero risale al libro di Andry del 1741 "L'Orthopédie ou l'art de prévénir et de corriger les déformitées de l'enfant". CTO_1741
Da allora tale simbologia è tipica delle Società di Ortopedia di tutto il mondo, ed in particolare della Federazione Ortopedica Europea (EFORT) fondata a Torino nel 1991.
L'Azienda ha inteso estendere la simbologia del logo riportato qui a lato sulla sinistra, a tutte le specialità che operano al suo interno, le quali si occupano della cura e della riabilitazione di chi ha subito un trauma o un'ustione e di chi ha problemi osteoarticolari, ma anche di coloro che non è possibile guarire e a cui viene offerto un sostegno per gestire al meglio la cronicità.

 
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